Qual è la sanzione per la mancata comunicazione preventiva di un distacco in Italia?
La comunicazione preventiva ex art. 10 co. 1 D.Lgs. 136/2016 va trasmessa entro le ore 24 del giorno antecedente l'inizio del distacco, attraverso il portale telematico UNI Distacco UE del Ministero del Lavoro. La sanzione amministrativa per omessa o tardiva comunicazione è da € 180 a € 600 per ciascun lavoratore interessato, con un tetto complessivo di € 15.000 (art. 12 co. 1). Si cumula con le ulteriori violazioni accertate nello stesso accesso ispettivo.
Che differenza c'è tra il referente per la custodia documentale e il referente per la negoziazione collettiva?
Sono due figure distinte previste rispettivamente dall'art. 10 co. 3 lett. b) e dall'art. 10 co. 4 D.Lgs. 136/2016. Il primo è elettivamente domiciliato in Italia ed è incaricato della tenuta e conservazione dei documenti del distacco. Il secondo, dovuto per i distacchi di durata superiore a 30 giorni continuativi, ha poteri di rappresentanza per intrattenere i rapporti con le parti sociali ai fini di un'eventuale negoziazione collettiva di secondo livello, e va mantenuto per la durata del distacco e per i due anni successivi alla cessazione. Le due funzioni possono essere cumulate in capo allo stesso soggetto.
Quanto deve guadagnare un lavoratore distaccato in Italia?
Il lavoratore distaccato ha diritto al medesimo trattamento retributivo previsto dal CCNL italiano del settore in cui la prestazione viene effettivamente svolta (non del settore dell'azienda di origine), per qualifica e mansione. Il confronto si fa sul pacchetto retributivo complessivo (principio dell'enveloppe), non voce per voce. Devono essere applicate le maggiorazioni italiane per lavoro straordinario, notturno, festivo e domenicale previste dal CCNL del settore di destinazione e dalle disposizioni di legge italiane (D.Lgs. 66/2003), anche quando quelle del Paese di origine sarebbero più basse. Le indennità per spese di viaggio, vitto e alloggio sostenute per il distacco sono invece escluse dal computo del minimo dovuto.
Quanto dura la copertura del modello A1 e cosa succede dopo i 24 mesi?
Il modello A1, rilasciato ex art. 12 Reg. CE 883/2004, copre fino a 24 mesi. Oltre questo termine, il datore può richiedere un accordo in deroga ex art. 16 Reg. 883/2004 tra l'INPS e l'ente previdenziale del Paese ospitante. In assenza di accordo, il lavoratore diventa soggetto al regime previdenziale italiano, con l'obbligo per il datore estero di iscriversi all'INPS e versare i contributi.
Cosa rischia il committente italiano se il distaccante non rispetta gli obblighi?
Il committente italiano è solidalmente responsabile ex art. 4 D.Lgs. 136/2016 per le retribuzioni e i contributi previdenziali non corrisposti dall'impresa distaccante, entro il limite di due anni dalla cessazione del distacco. Negli appalti edili la solidarietà si cumula con quella più rigorosa dell'art. 29 D.Lgs. 276/2003 e dell'art. 1676 c.c. Per neutralizzare il rischio è essenziale richiedere a monte le prove documentali del rispetto degli obblighi del distaccante (A1, paghe, comunicazione preventiva, traduzioni).
Quando un distacco è considerato "non autentico"?
Quando l'autorità ispettiva accerta l'assenza di attività sostanziale del datore nel Paese di stabilimento, o la mancanza di legame organico con il lavoratore, o una finalità elusiva (art. 3 D.Lgs. 136/2016). Conseguenza: il lavoratore è considerato a tutti gli effetti alle dipendenze del soggetto che ne ha utilizzato la prestazione (committente italiano), con sanzione amministrativa di € 50 per lavoratore e per giornata di occupazione (non inferiore a € 5.000, non superiore a € 50.000) e possibili profili di responsabilità penale.
Per quanto tempo va conservata la documentazione e in quale lingua?
La documentazione (contratto di lavoro, prospetti paga, prospetti orari, prova del pagamento della retribuzione, modello A1) va tenuta a disposizione delle autorità per tutta la durata del distacco e fino a due anni dopo la sua cessazione, tradotta in lingua italiana (art. 10 co. 3 lett. c) e d) D.Lgs. 136/2016). La sanzione per inadempimento è da € 1.000 a € 12.000 per ciascun lavoratore interessato.
Cosa cambia quando il distacco supera i 12 mesi (regime di lunga durata)?
Dal recepimento della Direttiva (UE) 2018/957 con il D.Lgs. 122/2020, dopo 12 mesi di distacco continuativo (estendibili a 18 con notifica motivata trasmessa prima della scadenza dei 12 mesi) il lavoratore ha diritto a tutte le condizioni di lavoro italiane, non solo al "nucleo duro" originariamente previsto dalla Direttiva 96/71/CE. Sono escluse le sole condizioni relative alla risoluzione del contratto di lavoro e alla previdenza integrativa.